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Il Centro Studi Sistema Protezione Civile – Istituto Italiano di Resilienza è stato fondato a Spoleto (Pg) il 15 dicembre 2010. L’Istituto fa parte del più grande e complesso progetto denominato Sistema Protezione Civile che ha visto in un primo momento la fondazione di una rivista tecnica telematica (www.sistemaprotezionecivile.it) e vedrà nei prossimi anni lo sviluppo delle ulteriori fasi progettuali. La peculiarità del Centro Studi consiste nel aver adottato le Linee Guida emanate da United Nations – International Strategy for Disaster Reduction (UN-ISDR) nel campo del Disaster Risk Reduction (DRR) e nel perseguimento dei punti programmatici del documento Hyogo Framework for Action (HFA), adattati al contesto italiano. Il Centro Studi ha pertanto ha visione assolutamente internazionale, curata attraverso il continuo aggiornamento dei propri tecnici e lo sviluppo di una fitta rete di collaborazioni con tecnici di ogni parte del mondo. Il Cento Studi ha come obiettivo la diffusione l'applicazione dei principi di Resilienza, nel settore della Protezione Civile, ovvero sviluppa azioni di "capacity and coping" volte a mitigare gli effetti dei rischi e ridurre la magnitudo delle Emergenze. Per far ciò opera nei tre settori della Sicurezza, Protezione Civile e Difesa Civile nell’ottica di promuovere una “cultura della prevenzione” negli ambiti del Disaster Management, Disaster Mitigation e Disaster Preparedness.Il risultato finale a cui tendono le azioni dell’Istituto sono individuabili, sia nella riduzione della vulnerabilità sociale ed economica, problema e conseguenza dell’impatto di eventi maggiori (calamità e disastri), sia nello sviluppo di politiche territoriali resilienti ed eco-sostenibili, specialmente nei confronti dei rischi socio-ambientali.


 

Cambiamenti climatici e Disaster Risk Reduction

…LA RESILIENZA: un concetto nato 2000 anni fa…per affrontare le sfide del 3° millennio in Protezione Civile!

Da un’indagine ONU sulla tipologia, numero e conseguenze per l’uomo dei disastri verificatisi nel mondo negli ultimi 30 anni e relative previsioni sull’andamento che caratterizzerà questo primo quarto di secolo sono emersi dati allarmanti, con un trend esponenziale, in termini di numero di eventi, danni, vittime e perdite economiche.  Solo a seguito degli eventi più recenti, per altro collegabili ai cambiamenti climatici, si è assistito ad una evoluzione di pensiero passante dallo studio dei disastri visti solo come fenomeni naturali da conoscere, studiare, contrastare e governare in chiave tecnico-scientifica alla costatazione che tali fenomeni essendo, sia conseguenza delle azioni dell’Uomo, sia avendo un impatto particolarmente elevato nei territori più vulnerabili, siano in realtà maggiormente affrontabili in un’ottica più prettamente sociale ed economica.

L’inefficacia delle sole azioni di contrasto di natura tecnica, basate sulla tradizionale enfasi di risposta ai disastri, ha progressivamente lasciato il passo verso la riduzione degli stessi attraverso la promozione di una “cultura della prevenzione”. Nell’anno 2000 è stato è stato fondato un apposito ufficio ONU:  l’International Strategy for Disaster Reduction deputato a sviluppare politiche di riduzione dei disastri e mitigazione delle conseguenze, unendo aspetti tipici della sostenibilità ambientale con tematiche più strettamente connesse alla protezione civile e gestione delle emergenze.  Con tale mandato nel 2005 a Kobe (Giappone) l’ISDR ha avviato il programma decennale Hyogo Framework for Action (HFA) che ha, tra le altre cose, introdotto una serie di azioni riconducibile all’antico concetto di Resilienza nel contesto della protezione civile. Il termine Resilienza è stato ufficialmente definito 2009, ad opera dell’ United Nations International Strategy for Disaster Reduction (UN-ISDR): “In this field, Resilience has been defined as “the ability of a system, community or society exposed to hazards to resist, absorb, accommodate to and recover from the effects of a hazard in a timely and efficient manner, including through the preservation and restoration of its essential basic structures and functions.” (ISDR, 2009).” Il contesto e la terminologia utilizzata da UN-ISDR è riuscita a a preservare la sua evoluzione terminologica captando, sia il filone semantico delle scienze tecnico-ingegneristiche, sia quelle sociologiche ed ecologiche, racchiudendo in un unico “nuovo concetto” i tre ambiti di: Disaster Management, Disaster Mitigation e Disaster Preparedness. 

Con questa definizione dell'UN-ISDR si è di fatto aperta la strada ad una nuova concezione di Protezione Civile, in quanto precedentemente di fronte al verificarsi di una calamità o di un disastro, erano riscontrabili due grandi scuole di pensiero, afferenti al mondo della Protezione Civile o della Difesa Civile. In entrambe l’elemento centrale è il cittadino e lo scopo ultimo è semplice: proteggerlo, salvaguardarlo o assisterlo rispetto ad una serie variabile di eventi possibili. Il cittadino, ovvero colui che vive in un contesto civile, regolato da norme o, se vogliamo, colui che vive in uno “stato di diritto” è il fulcro intorno al quale si si muove l’intera organizzazione di un Paese. In alcuni Paesi questo insieme di azioni operate intorno al soggetto Cittadino aveva preso il nome di Protezione Civile (dal latino: pro-tegere = coprire). L’utilizzo della dizione Protezione, rimanda ad un concetto di tipo passivo, che potremmo definire a carattere preventivo. In altri Paesi la stessa tipologia d’azioni ha preso in prestito il termine Difesa (Civil Defence). Anche in questo caso si tratta di sostantivi di origine latina (de-fendere = Spingere, allontanare, pressare...). La differenza tra Protezione e Difesa è rintracciabile nel modo di leggere il contesto ed attuare l’azione necessaria. Nel campo della Difesa l’azione è marcatamente attiva, a tratti aggressiva, decisamente volta a ridurre qualcosa percepito come avverso, pericoloso, aggressivo, nemico. In questa ottica sono enormemente sviluppate e progredite le strutture di soccorso, le capacità operative, i mezzi e materiali destinati ad affrontare il “dopo” e non il “prima” di un evento.

Questa nuova frontiera del concetto di Resilienza applicato al mondo del Disaster Risk Reduction, si è progressivamente sostiuito il più classico termine di Protezione Civile, così come comunemente utilizzato nel nostro Paese. La principale differenza è individuabile nella particolare attenzione posta verso le azioni di mitigazione dei disastri (vedi anche Legge 100/2012), ovvero delle conseguenze impattanti su un sistema sociale-economico-culturale sottoposto alla pressione di un evento estremo. Lo scopo ultimo delle azioni e dei sistemi resilienti consiste nell’abbassamento della magnitudo degli eventi, ovvero nella riduzione dei fenomeni (naturali od antropici) ad una dimensione (spazio-tempo) definibile di crisi piuttosto che di emergenza o peggio ancora di catastrofe. La resilienza è quindi un antico termine che viene oggi “coniato” con un significato ed in un settore nuovo, riuscendo ad unire entrambi gli elementi del proteggere e difendere, portando ad una nuova più completa concezione del soccorso. Nel mondo anglosassone il termine Resilience è definito come: “the positive ability of a system or company to adapt itself to the consequences of a catastrophic failure caused by power outage, a fire, a bomb or similar event”. Ma in tempi più recenti ha incluso anche la seguente definzione-campo d’azione: “a burgeoning movement among entities such as businesses, communities and governments to improve their ability to respond to and quickly recover from catastrophic events such as natural disasters and terrorist attacks”.Utilizzando termini e concetti italiani la Resilienza, riferita all’ambito della Sicurezza e Protezione Civile, la potremmo definire nel modo seguente: “Capacità di un Sistema di impedire o ritardare, il passaggio da uno stato di Crisi ad uno Emergenziale, assorbendo un fattore perturbante ed invasivo, esterno o interno, previsto o imprevisto, reagendo e modellando la risposta della propria struttura, allo scopo di superare l’evento avverso, ristabilendo un nuovo equilibrio nel Sistema”.

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